Sante Muro Artwork - Pittore Ritrattista
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"Tutto quello che cerco
è l'infinito mondo
che si cela dietro
uno sguardo pensoso,
un sorriso accennato,
una ruga incipiente,
in fondo
l'eterna bellezza
di un viso.
"

Primo Piano

Come bere un bicchier d'acqua

L'Artista Sante Muro
partecipa con il trittico
"Le origini"

Come bere un bicchier d'acqua

dal 13 aprile al 2 maggio 2008

C
entro Culturale Zerouno
Via Cialdini 8
70051 Barletta


A cura di Anna Soricaro


Artisti:
Alessio Atzeni, Ademaro Bardelli, Sante Muro, Massimiliano Robino, Untizio, Rossella Venezia.


L’arte contemporanea racconta la verità. Racconta di sé, della sua epoca della sua storia. Proprio come fa ciascun artista. Ogni opera è un background personale.

É infinito il raggio d’azione dell’arte contemporanea. Nell’arte figurativa (pittorica e fotografica) più che altrove le espressioni artistiche si moltiplicano. Capita sovente che la figurazione riesca, per il palese realismo che la contraddistingue, a suscitare maggiore interesse perché apparentemente di più facile comprensione. Non comporta necessariamente un impegno accurato da parte dell’osservatore. Sembra tautologico:un’opera è quello che vi è rappresentato. ‘Semplice’ come bere un bicchiere d’acqua.

Le esposizioni dovrebbero però costituire uno spazio di mediazione del rapporto tra arte e società. Invitare a comprendere la verità che cela ogni opera, le riflessioni personali che portano l’artista a prediligere un linguaggio piuttosto che un altro.

Come bere un bicchiere d’acqua persegue tale obiettivo. Di fronte ad un’opera è doveroso fermarsi. Porsi domande con una sensazione che può emozionare o divertire, angosciare o lasciare indifferenti. Può sembrare una sfida o forse un esperimento. Ma è arte contemporanea e non se ne può prescindere. Sei artisti: Alessio Atzeni, Ademaro Bardelli, Sante Muro, Massimiliano Robino, Untizio, Rossella Venezia.

Un figurativo realista è quello di Alessio Atzeni. Colori decisi, nitidi, che mettono in evidenza le fattezze di donne, di diversa età. Un mondo, quello femminile, che deve essere visto nella sua veridicità, perché possa essere apprezzato anche per il suo lato nascosto. Sguardi intensi, occhi che scrutano, sorrisi accennati, come se, figure viventi nei quadri, d’improvviso possano svelare, non i loro, ma i nostri segreti. Sguardi di donne che sanno.

Un figurativo onirico, quello del maestro Ademaro Bardelli. Una visione della realtà che sembra velata, protetta da un leggero e opacizzante velo. Un velo determinato da una scelta cromatica calda, che abbraccia e rende chi guarda quasi compartecipe dei soggetti ritratti. Una cattura piacevole e avvolgente, che porta in un mondo sconosciuto, che mai incute timore, ma che, nella sua gentilezza, fa riaffiorare teneri ricordi. Quasi materni. Una delizia per l’anima.

Figure umane apparentemente grandi dai contorni spessi si inseriscono in un universo elaborato da segni con gechi, fiori, raggi su campi dai toni energici nella ricerca di Sante Muro. Mi pare, a primo rapidissimo acchitto, che si elabori una grammatica visiva sulle opere che consente di comprendere ampiamente e semplicemente, senza necessità di elaborazioni intermedie, il messaggio che l’artista vuole lanciare: ‘posso prendere un frammento nuovo ed uno già visto e metterlo nel mio spazio ad una certa dimensione, l’importante è concepire la velocità della mia arte e l’importanza che chiunque assume nello spazio’. Sante Muro elabora una figurazione in cui il rapporto con la gestualità si rafforza nella ponderata scelta di affiancare personaggi noti su fondi personalissimi che determina composizioni accurate e dettagliate segnate da una forma di allegria. I personaggi occupano solo una parte della composizione (la metà dello spazio), il resto è lasciato ai ‘secondi protagonisti’ che sono i ‘contorni’ delle sue grandi figure, in questa ottica l’arte di Muro è innovativa ed altamente contemporanea. Accogliendo personalità dalla storia e dalla vita quotidiana l’artista mette in evidenza un perimetro intensamente dettagliato dove le essenze (raggi, gechi, fiori) sono viste in una luce nuova e portano i personaggi a metà tra la celebrazione e la parodia. Gli apparenti protagonisti umani aggrediscono l’osservatore, quasi fuoriescano dalla dimensione che li ha concepiti per il loro essere troppo grandi. L’artista ingigantisce volutamente i personaggi creando un rapporto tra i primi attori e lo spettatore, emanando un significato diretto, mentre i colori del fondo e il loro essere talmente vicini ai protagonisti identificano un mondo fantastico. Sembra di assistere al rimpicciolimento di grandi forme cartellonistiche che si osservano girando per la città, rintracciando l’identica chiarezza e sintesi di comunicazione visiva, ma impreziosendo di qualità la stampa grafica attraverso la pittura che li esula dalla serializzazione e li rende unici.

Figure dalle forme stilizzate ritratte in posizioni eterogenee di raccoglimento, gioia, rabbia compaiono avvolte da fasci di toni, a primo rapidissimo acchito in Massimiliano Robino. Poi, con grado, lo sguardo scruta i dettagli,le posizioni, il ‘movimento’. Siamo davanti ad un artista d’avanguardia i cui personaggi si installano in un ‘moto marino di toni’ che li rende quasi evanescenti. Concentriamo l’attenzione proprio sull’effetto ondulato che le opere posseggono, è proprio da qui che si comprende che Robino non riproduce prodotti commerciali o già visti, non imita, ma promette fattibile comprensione e sollievo a chi osserva. In realtà l’artista ci intrappola in un mondo che è al tempo stesso giocoso e malinconico: l’istante che fissa sulle sue tele diventa immobile ed eterno, così che la vita umana e le scene rappresentate assomigliano a una natura morta. Lascia al suo pubblico immaginare i luoghi, gli ambienti poiché lui individua i protagonisti dai contorni quasi animati da sviluppare un senso tattile. E per un’arte che trae le sue forme direttamente dalla vita, che tratta della gente e degli atteggiamenti quotidiani fino all’impossibile e si ingrandisce quando il protagonista è solo, e trema, e vacilla sensuale e tremenda come la vita stessa, si può dire che è grande, voluminosa, agitatamente sorprendente. Inerti in una realtà felice i personaggi, quasi fuoriusciti da un sogno, individuano uno spazio concreto e anche triviale nelle nuance fervide e passionali  dove si collocano senza disturbare. Il supporto stesso alla pittura e soprattutto la dimensione in una collocazione privata piuttosto che pubblica, non possono che rappresentare al massimo la potenza artistica di un giovane che ha sviluppato un segno originale di produzione artistica spontanea e senza sovrastrutture culturali.

Una ricerca incentrata sulle persone e sulla percezione individuale. Perché è nell’uomo che risiedono significati ed idee. Questa è la ricerca di Untizio. Nelle cose che facciamo, in ciò che mangiamo, nel modo in cui ci vestiamo, è così che cerchiamo di essere noi stessi. Forse a volte ci palesiamo agli altri attraverso piccole cose, piccoli gesti. E lì ci ritroviamo. E’ lì che siamo. Sono tazzine quelle di Untizio. Piccoli oggetti. Comuni. Quotidiani nel loro utilizzo. Colorate ed allegre. Piccole tele che appaiono, prima facie, ingenue. Decisamente simpatiche. Estranee al messaggio profondo che portano in sé.Miriadi i colori prescelti. Pennellate fugaci e distese, olii ed acrilici a rappresentare, potremmo dire, ‘solo’ tazzine. Ma è molto di più. Facendo propria la leggerezza distinguente la pop art, la pratica artista del giovane talento si immerge nel quotidiano. Alla ricerca di una personalità sono le sue icone, un semplice oggetto diviene sintesi dell’io. Perché dentro ci siamo noi, con le nostre paure, emozioni, sogni e perplessità. ‘Ti sei mai chiesto che tazzina sei?’Un invito quello che l’artista ci rivolge. Un modo differente per conoscersi. Ogni tazzina un ritratto, una personalità. A volte più di una. A volte un po’ di tutte. Non siamo mai uno solo, ma nessuno e centomila direbbe Pirandello. E come la poetica pirandelliana vuole l’uomo consapevole di sé e della visione che gli altri ne hanno, così l’eclettico ed introspettivo artista pone quesiti intimi, con semplice ironia e brillante acume. L’eterna questione dell’identità. Tralasciando la psicoanalisi? Un’anima che si svela ...sorseggiandosi un po’.

E’ una fotografa Rossella Venezia. Sono acqua, volti, corpi e muri le sue foto. La mescolanza delle discipline più diverse  è una delle sue peculiarità artistiche maggiori e conferisce alle sue opere una straordinaria valenza concettuale. Sono tutti elementi facenti parte di un unico impianto visivo. Il corpo dipinto, meglio, segnato ed inciso dal colore, occupa delicatamente lo spazio dei suoi scatti estendendosi fino a diventare spazio stesso. Come un linguaggio che, surreale, è privato di suoni, le sue figure sono avvolte dall’acqua  in un abbraccio delicato e lenitivo. In un silenzio volontario ed inevitabile. Un’opera d’arte che è paesaggio di un’anima che mette a fuoco la dimensione emozionale e psicologica del soggetto. Alessandro Baricco dice che chi ha conosciuto il ventre del mare sarà inconsolabile. Le foto di Rossella sembrano condividere. Acqua che è specchio, ventre materno dove tutto nasce e tutto torna; muri che sono ostacoli, porte e confini da varcare. Scatti che raccontano di una ferita. Che parlano di libertà. Evidenti i contrasti di luce, netti i toni dominanti:bianco e nero. Colore puro e non colore per eccellenza. Fotografie che sono opere complete ed affascinanti,concepite per essere comprese.

 

 

 
 

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