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Con
gli occhi di una maschera dal
31 agosto
al 14 settembre 2008
Centro
Culturale Zerouno
Via
Cialdini 8
70051 Barletta
A cura di Anna Soricaro
Artisti:
Alberto
Salmoiraghi, Anna Maria Pastorini, Bruna Milani, Cinzia Marotta,
Cristina Trifirò, Francesca Donadio, Paolo Golino, Sante Muro
Visitare una
mostra lo hanno fatto tutti almeno una volta nella vita.
Avvicinarsi a studiare i dettagli lo fanno o lo hanno fatto solo
gli appassionati, i pochi che sanno godere di un’opera
d’arte contemporanea dal telaio ai gesti.
Ma il pubblico si deve stimolare e pungolare alla contemporaneità
nelle forme più astruse esistenti, riuscendo anche a cogliere i
dettagli.
Da ciò nasce ‘Con gli occhi di una maschera’, un progetto
che è, prima di ogni cosa, incitazione ad osservare la cultura
attraverso piccoli occhi intagliati.
Seguendo un iter intriso di luci ad occhi di bue dove ad essere
illuminato sarà il percorso piuttosto che i lavori, con piccole
torce e maschere da indossare, gli spettatori saranno calati un
una realtà quasi onirica, dove ricercare le opere d’arte e
scrutarne i dettagli.
Un esperimento ludico che tra astrazione e figurazione vede
coinvolti otto artisti: Francesca Donadio, Paolo Golino, Cinzia
Marotta, Bruna Milani, Sante Muro, Anna Maria Pastorini, Alberto
Salmoiraghi, Cristina Trifirò.
Il progetto prevede per i mercoledì un laboratorio per adulti e
bambini insieme: per i piccoli di età compresa tra i 7-10 anni
sono stati strutturati pomeriggi d’arte in cui riprodurre le
opere d’arte contemporanea in esposizione per le prime due ore
di laboratorio e, nell’ultima ora, è previsto l’affiancamento
dei genitori ai quali verrà delucidata l’esposizione che si
attiveranno, insieme ai bimbi, ad attuare un’opera d’arte
contemporanea. Il laboratorio per adulti e bambini sarà tenuto
da artisti e pedagogisti insieme.
Per le domeniche sono previste proiezioni di realizzazioni di
opere d’arte contemporanea con discussioni finali sulle
diverse tecniche contemporanee. I salotti culturali saranno
mediati da giornalisti e sono previsti interventi di esperti,
appassionati e curatori d’arte contemporanea.
La visita all’esposizione sarà accompagnata da esperti
d’arte dello staff di Zerouno.
Di solito, quello che resta impresso dopo una prima visione di
qualsiasi opera, è il generale.
Se
si chiede cosa colpisce un fruitore di mostre, le risposte
spaziano dal colore alle forme, dal messaggio intrinseco
all’allestimento.
Ma
se si analizza più approfonditamente da dove derivi il piacere
che genera un’opera, ecco che balzano i particolari.
Inconsciamente
, a volte, non si colgono, ma sicuramente restano impressi nella
mente.
E’
una sequela di particolari invitanti che ci portano ad
apprezzare una produzione artistica.
Il
particolare, che estratto dall’opera, diviene unico metro di
misura per valutarla.
Le
opere vengono quindi visivamente sezionate e riviste in maniera
modulare.
Il
mezzo di questa impresa è la maschera, con le sue aperture che
restringono il campo visivo.
Gli
otto artisti che si prestano con la loro arte a questo ludico
esperimento sono: Francesca Donadio, Paolo Golino, Cinzia
Marotta, Bruna Milani, Sante Muro, Anna Maria Pastorini, Alberto
Salmoiraghi, Cristina Trifirò.
Leggera.
Semplice. Libera.
Si
potrebbe pensare, leggendo questi aggettivi, di ritrovarsi di
fronte ad una produzione che non cerca di stimolare, che passa
senza lasciare traccia, che, per il gusto di dare colore alle
pareti, possa venire introdotta in case e luoghi di vita senza
impegno.
L’opera,
si penserebbe, diviene quindi semplice ornamento, oggetto
d’arredo per il piacere dello sguardo e per la gioia del
possessore.
Non così per Cristina
Trifirò.
La
sua arte porta in se il germoglio di una spinta al superiore,
all’assoluto. Una ricerca attraverso l’ignoto, che ci rende
più vicini all’ultima conoscenza. Lei ampia lo spettro di
visibilità della vita, vede oltre la peritura materia, e con le
sue opere cerca di avvicinarci al mistero. Ci aiuta a liberarci
dei nostri vincoli, nelle opere trasmette la sua libertà e la
sua modestia. E non potrebbe essere diversamente per Lei, che
pur avendo ampiamente dimostrato la sua eccellenza, non si
reputa maestro, ma semplice artista.
Lo
spazio infinito racchiuso in poco estensione, donano profondità
ad opere uniche. I colori utilizzati alimentano questa visione
con sfumature che si intrecciano senza dare confini precisi, ma
solo fusioni cromatiche. Diversamente dalle sue sculture dove lo
spazio è conquistato con la materia, questa artista poliedrica,
rende con la opere pittoriche un senso di smarrimento, di non
certezza, di mancanza di equilibrio. Perché ci fa volare, e
forse non siamo più abituati!
Atteggiamenti esclusivi, sguardi memorabili, pensieri
inspiegabili dominano su fondi scuri per Paolo
Golino. Il
colore assume un’ambivalenza eccezionale: compensa con
riguardo e applicazione, filetta le figure protagoniste senza
egocentrismo delle scene quotidiane.
La
malinconia di sguardi rivolti altrove, la profondità di occhi
che non vedono, i segreti reconditi celati negli animi di
ognuno, sono i veri protagonisti che l’artista è
riuscito a riportare al di là di ciò che appare. Il polare
nero domina ovunque, ma non contribuisce in alcun modo a
raffreddare la scena; un’incontaminata cromatura scura saldata
all’eccellente destreggiamento tecnico contribuisce a
restituire grandiose impronte moderne, a solcare la grandezza di
una mano maestrale.
Sono soluzioni intense quelle prescelte da Alberto
Salmoiraghi.
Gli sguardi, per eccellenza considerati lo specchio
dell’anima, sono ritratti dall’artista con grazia e delicata
sensualità a manifestare la ricerca del profondo. Seducenti, le
immagini delineate sono magnetiche, altre volte accennate,
celate da delicate velature in una suggestiva ed affascinante
atmosfera. I suoi volti si adagiano sulla tela che grezza, viene
utilizzata per esprimere la sua totalità. Alcuna preparazione,
il colore si distende puro, minimale nel suo letto ed i volti vi
campeggiano imponenti impreziositi da un tratteggio sfumato ed
elegante. Si è ipnotizzati dai suoi lavori: non c’è nulla
nei dintorni che consenta allo sguardo dell’osservatore di
distogliersi, non c’è colore brillante a deviarne
l’attenzione: solo grigi e neri. La sua tecnica espressiva si
concentra sull’essenzialità dei supporti e dei materiali
prescelti, la tela grezza, seguita nella sua trama naturale,
risulta delicata e al contempo intimamente forte, i toni
prediletti invece, in un gioco di veli ed ombre, creano sensuali
e misteriose dimensioni. Le opere di Salmoiraghi sono concepite
per accarezzare i nostri sensi: vedere, sentire, ascoltare e
spingersi più in là.
E’ d’impatto Cinzia
Marotta,
con opere che parlano di lei e del mondo che vede e sente con i
suoi occhi. Mi sono arrestata a lungo ad osservarle. Le ho viste
e riviste ed ho provato sensazioni molto profonde ed emozioni
molto forti. Le sue tele mi hanno letteralmente trascinata in un
mondo parallelo, mi hanno immersa in una realtà con cui spesso
siamo costretti a scontrarci, e mi sono trovata a pensare alle
ragazzine che ritrae, innocentemente nude in un eden, solari e
serene nella fanciullezza; solo a volte velate nelle parti più
intime a scansare uno sguardo inopportuno. Ho interpretato i
suoi lavori come una spirale che parte dalla libertà e diventa
dolore per poi tornare su se stessa. Non ho sbagliato. Ma non ho
neppure detto il giusto. E’ una mia interpretazione, una mia
corrispondenza, direbbe Cinzia. <dire che io abbia un
messaggio non so se è propriamente corretto. non mi soffermo a
pensare a questo. non studio niente a tavolino, faccio
semplicemente quello che sento.> E’ questo che mi ha
scritto.
Sembra
procedere su un piano parallelo, il suo reale è differente da
come lo si possa percepire ed ecco perché le sue vergini sono
crisalidi in un paradiso auspicatamene indisturbato, ed ecco
perchè sembra che le sue opere vibrino in una stupefacente ed
assordante assenza di gravità. Con Cinzia l’arte è veicolo
con cui essere, senza troppe pretese, senza rispettare canoni
che altri possano imporre. Immagini e colori che tra il blu, il
bianco, il giallo ed il rosso la rendono esploratrice di un
mondo che è ciò che sente.
Predilige tonalità delicate, come delicati sono i supporti sui
quali lavora, Bruna Milani
artista che dell’estetica fa l’elemento motore della sua
ricerca artistica. Una ricerca basata sull’analisi
dell’armonia universale, cosmica, in continuo moto capace di
rappresentare e cogliere le dimensioni reali del quotidiano.
Vengono trasportare e rilette in forma universale le circostanze
che quotidianamente viviamo e si palesano ai nostri occhi, perché
l’universo è fonte di vita, di crescita e di rinascita. Un
artista con la propria arte si esprime, nelle dinamiche, nelle
sofferenze e nelle gioie, in forma esclusiva e personale, per
comunicare a volte, per comunicare a se stessi altre; Bruna
Milani esprime sé ed i suoi pensieri, senza troppi fronzoli,
essenziale nelle sue interpretazioni, meditativa nelle sue
conclusioni.
La
scelta dell’acquerello, tecnica antica e magistrale,
conferisce raffinatezza ai suoi lavori, per la delicatezza dei
colori prescelti, per la luminosità dei pigmenti, per la
leggiadria del supporto, creando una mescolanza in cui si odono
le sonorità ed i ritmi, a sottolineare di come siano le
sfumature e le interpretazioni a fare la differenza.
Compiendo tratti concettuali dettati dalla rapidità del gesto Francesca
Donadio
spatola sul supporto diversificati di toni che campeggiano su
fondo bianco. Segni movimentati, veloci, serbano il tono
asettico e universale dei colori del minimalismo, soggetti
inesistenti dove il gesto dai colori raffinati e sobri è
inquadrato perfettamente all’interno di un gioco ben preciso.
Attraverso la leggerezza e la sobrietà dell’acquerello permea
il supporto di sensibilità immateriale e invoglia
l’osservatore a seguire la rapidità di quei tratti. Il gesto
è alla base delle sue ricerche che si completa nella scelta di
toni perfettamente calibrati e studiati sul campo bianco
offrendo alla resa finale un ritmo. Ripetendo la gestualità dei
toni innumerevoli volte non attua una ripetizione, al contrario:
individua un linguaggio poetico convincente e leggiadro che
affina continuamente. In quest’ottica la pittura della Donadio
non è solo funzione dello sguardo, ma funzione di ciò che
accomuna ogni uomo e che appartiene a tutti gli esseri viventi:
la vita. Dietro ogni spatolata di colore si nasconde un
silenzioso ed elaborato meccanismo in modo da coinvolgere
l’osservatore in quel gioco di salite e discese del gesto,
quasi seducendolo. L’autorevolezza della pittura
dell’artista si coglie proprio nel fondo bianco che non
interferisce con il resto della resa, è neutrale, mettendo in
evidenza il processo lodevole della pittura in quanto tale.
Artista all’avanguardia in materia di nuove tecniche Annamaria
Pastorini
utilizza diversificati aspetti di materia per ispessire di
valore e concretezza le sue opere. Su un blocco unico crea
tappeti d’arte modellando, o meglio, scolpendo brandi di
materia. Sculture vivaci, quasi brutali nell’aspetto in forma
preponderante determinano sensazioni irripetibili, le stesse che
si provano davanti a qualunque capolavoro. Creazioni reali e non
artificiali che intrappolano l’osservatore in un mondo magico
in cui perdersi a comprendere la fattezza di ogni materiale,
fino a spingersi alla vena tattile che ogni opera di valore deve
detenere. Le opere della Pastorini vanno colte con lo sguardo e
con il tatto, perseguendo l’idea secondo cui l’arte deve far
parte della vita quotidiana sfruttando, pertanto, i materiali
che la abitano, deve avvicinarsi alla gente attraverso materiali
poveri e, a volte, anche effimeri. In realtà la grandezza
dell’artista sta nel rileggere in forma molto personale i temi
trattati in ogni opera d’arte con lo scopo di ritrovare
l’aspetto vitale e pratico che ogni processo artistico
dovrebbe mettere in atto. La Pastorini mentre sperimenta
materiali sempre nuovi mantiene la dimensione classica del fare
pittura tendendo continuamente all’infinito.
Figure umane apparentemente grandi dai contorni spessi si
inseriscono in un universo elaborato da segni per Sante
Muro. Mi
pare, a primo rapidissimo acchito, che si elabori una grammatica
visiva sulle opere che consente di comprendere ampiamente e
semplicemente, senza necessità di elaborazioni intermedie, il
messaggio che l’artista vuole lanciare: ‘posso prendere un
frammento nuovo ed uno già visto e metterlo nel mio spazio ad
una certa dimensione, l’importante è concepire la velocità
della mia arte e l’importanza che chiunque assume nello
spazio’.
Sante
Muro elabora una figurazione in cui il rapporto con la gestualità
si rafforza nella ponderata scelta di affiancare personaggi noti
su fondi personalissimi che determina composizioni accurate e
dettagliate segnate da una forma di allegria. Gli apparenti
protagonisti umani aggrediscono l’osservatore, quasi
fuoriescano dalla dimensione che li ha concepiti per il loro
essere troppo grandi. L’artista ingigantisce volutamente i
personaggi creando un rapporto tra i primi attori e lo
spettatore, emanando un significato diretto, mentre i colori del
fondo e il loro essere talmente vicini ai protagonisti
identificano un mondo fantastico unico e irripetibile.
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