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Different
Looks / Arte contemporanea italiana a Zamość 13
giugno al 20 giugno 2008
Galeria Zamojska
Staszica str. 27, 22 - 400
Zamość
A cura di
Antonietta Campilongo
Organizzazione: Jolanta Czajka - Jan Kozaczuk
Presentazione: Francesco Giulio Farachi - Pier Maurizio
Greco Testi in catalogo: Francesco Giulio Farachi
www.campilongo.it
www.pracowniagaleria.pl
www.bwagaleriazamojska.art.pl/
Artisti:
Manuela Alampi, Marco Angelini, Roberto Angiolillo, Domenico
Asmone, Marina Baciocchi, Rosella Barretta, Nicola Bettale,
Elena Bonuglia, Maria Cecilia Camozzi, Antonietta Campilongo,
Adriana Cappelli, Sabrina Carletti, Alessio Casale, Antonella
Catini, Benito Coltrinari, Anna Costantini, Enzo Correnti, Paola
de Santis, Antonio di Vico, Emilio D'Itri, Rosanna Fedele,
Valentina Gerini, Pier Maurizio Greco, Loris Manasia, Francesco
Mestria, Mariella Miceli, Consuelo Mura, Sante Muro,
Milena Nicosia, Claudio Orlandi, Orodè, Simonetta
Pizzarotti, Pino Spadavecchia, Andrea Sterpa, Gloria Tranchida,
Silvia Vari, Zoro
L'arte
contemporanea italiana è stata presentata a Varsavia il 26
gennaio scorso.
La Pracownia Galeria,elegante e prestigiosa vetrina della
capitale polacca, ha ospitato la rassegna "DifferentLlooks",
a cura di Antonietta Campilongo.
In mostra, una selezione di opere di artisti italiani che
operano nel campo della pittura, scultura, fotografia e arte
digitale.
Ora la mostra si sposterà il prossimo 13 giugno nella
meravigliosa città di Zamość nella sede della GALERIA
ZAMOJSKA.
L'obiettivo della rassegna è quello di offrire al pubblico
un'ampia e variegata testimonianza del panorama artistico
contemporaneo, attraverso linguaggi e percorsi di ricerca
paralleli in grado di esprimere, nel loro insieme, le tensioni e
le oscillazioni dei "diversi sguardi". La percezione
visiva e l'immaginazione costituiscono le funzioni
primarie che sottendono il processo creativo. E ciò significa
che il sistema visivo svolge un'operazione
"attiva", poiché le conoscenze precedenti e il
vissuto dell'individuo confluiscono nella creazione di
un'immagine.
Operando una selezione, estraendo di volta in volta
informazioni, e rimontandole attraverso un procedimento
individuale che costituisce infine il "modo" in cui
l'artista si esprime.
Il tema, quindi, si concentra sull'unicità della visione;
il "viewpoint", quel filtro che interviene nella
realizzazione dell'opera, all'interno di un contesto storico e
ambientale, lasciando segni unici nel modo di percepire e
tradurre estratti di realtà oggettiva o modulazioni del suo
azzeramento.
Dal ritorno alla figurazione alle persistenze dell'astrattismo,
una
ricognizione significativa sulle diverse identità che
attualmente si
confrontano nell' arte italiana.
Testo
di Pier
Maurizio Greco
Different looks / Arte contemporanea italiana a Varsavia
L’arte contemporanea italiana si presenta a Varsavia. La
Pracownia Galeria, elegante e prestigiosa vetrina della capitale
polacca, ospita la rassegna “Different looks”, a cura di
Antonietta Campilongo.
In esposizione, una selezione di opere di artisti italiani che
operano nel campo della pittura, scultura, fotografia e arte
digitale.
L’obiettivo della mostra è quello di offrire al pubblico
un’ampia e variegata testimonianza del panorama artistico
contemporaneo, attraverso linguaggi e percorsi di ricerca
paralleli in grado di esprimere, nel loro insieme, le tensioni e
le oscillazioni dei “diversi sguardi”.
La percezione visiva e l’immaginazione costituiscono le
funzioni primarie che sottendono il processo creativo. E ciò
significa che il sistema visivo svolge un’operazione
“attiva”, poiché le conoscenze precedenti e il vissuto
dell’individuo confluiscono nella creazione di un’immagine.
Operando una selezione, estraendo di volta in volta
informazioni, e rimontandole attraverso un procedimento
individuale che costituisce infine il “modo” in cui
l’artista si esprime.
Citando Gombrich: “nella rappresentazione visiva i segni
tengono luogo di oggetti del mondo visibile e questi non possono
essere resi in sé. Ogni immagine, per sua stessa natura, resta
un richiamo all’immaginazione visiva, ha bisogno d’essere
integrata, d’essere compresa”.
Appare evidente che un’opera d’arte sollecita anche nel
fruitore una lettura soggettiva, mediata e interpretata
attraverso strumenti e sensibilità sempre diverse.
Davanti all’opera, lo sguardo dell’artista e lo sguardo di
chi osserva si fronteggiano, s’incrociano in un istante
sospeso. E la traiettoria che li unisce si sostanzia di memoria,
passione, amore, odio, indifferenza.
In quell’attimo si compie il rito del riconoscimento o del
rifiuto, della comprensione o del dissenso.
Si spalancano porte e finestre a mostrare il volto o il manto,
stratigrafie di materie distese, fotogrammi veloci per catturare
segmenti.
E a volte è un vero e proprio shock. Soprattutto quando la
visione offerta si discosta dal modo ordinario e colpisce sotto
la “cintura”; quando con un guizzo veloce attraversa il
supporto e mette in discussione la morale corrente, le
convenzioni, le ideologie.
Osservata da questa angolazione, l’espressione artistica
scardina i sistemi tradizionali, scava nel tessuto culturale,
impossessandosi e manipolando, senza limite, codici e alfabeti.
Il tema della mostra si concentra, quindi, sull’unicità della
visione; il “viewpoint”, quel filtro che interviene nella
realizzazione dell’opera, all’interno di un contesto storico
e ambientale, lasciando segni unici nel modo di percepire e
tradurre estratti di realtà oggettiva o modulazioni del suo
azzeramento.
Dal ritorno alla figurazione alle persistenze
dell’astrattismo, una ricognizione significativa sulle diverse
identità che attualmente si confrontano nell’ arte italiana.
Testo
di Francesco Giulio Farachi
Ma cos’è questa differenza?
Credo che l’arte contemporanea oggi più che mai sia
obbligata ad inseguire e perseguire le categorie della
differenza, ma nel senso di fare degli elementi distintivi ed
univoci non tanto termini e mete di ricerca, quanto piuttosto
presupposto sistematico e punto di partenza. Sarà che la vera
sfida di questa nostra epoca sta in tutto quanto ci fa vivere su
un’affilata condivisione di valori e sistemi di vita, in una
irrisolta contesa fra la più piatta ed impersonale
omologazione e le millanta opportunità di realizzazione
individuale e collettiva. La modernità è un sistema globale di
relazioni, che produce una profusione di spinte ed energie
creative quanto mai nelle età precedenti. Ma che proprio per
questo, fa pericolosamente correre il rischio
dell’indifferenziazione e dell’indifferenza,
dell’assuefazione e del conformismo, e che produce di riflesso
un innalzamento della “soglia d’interesse”, per cui solo
più intensi e via via più straordinari stimoli sono in grado
di accendere attrattiva e coinvolgimento nelle nostre
sensibilità narcotizzate.
Come è perciò forse ovvio, anche tutto l’insieme di
strutturazione scientifico-estetica, creativa e formativa che
costituisce il sistema dell’arte, vero e proprio sismografo di
ogni sussulto nei fenomeni umani, già da tempo registra i
bisogni e le aberrazioni di questo complesso presente, e non mi
sembra affatto per caso che ancora non passino di moda
l’esaltazione per l’originalità dell’esito, il
riconoscimento di valore per la novità spettacolare e fine a se
stessa, in generale l’interesse per un’arte di eccentricità
e singolarità, quando non di pura provocazione e stravaganza,
che attribuisce dignità d’eccellenza anche alla smaccata
ingegnosità, concettuale e materiale, della realizzazione.
L’imperativo parrebbe essere più “impressionare” che
“partecipare”, e più vellicare l’istinto che suscitare il
sentimento. Ma è un discorso lungo articolato e barboso, non
adatto a questa occasione; per cui, senza rammarico, lo glisso.
Ecco però che fra le molteplici accezioni della differenza,
richiamata nel titolo di questa mostra, la più intrigante
reputo proprio essere quella che fa intravedere l’intento
sempre rivoluzionario e sovvertitore che si dibatte in ogni
artista, finché almeno egli mantiene puro il suo operare ed il
suo sentire. Gli sguardi differenti sono tali in quanto scelgono
una connessione alternativa con cui esaminare la realtà, un
modo inconsueto e personale di dialogare con il vivere comune e
l’universalità. Che poi, stringi stringi, è ciò che tutti
noi vogliamo dall’arte, è la bellezza ed armonia di
un’esecuzione (termine che scelgo appositamente, perché
implica l’aspetto materiale e quello immateriale, l’unicità
in cui si concretizzano) che proprio attraverso la sua bellezza
ed armonia ci spieghi meglio gli affanni delle nostre storie, ci
riveli una nuova prospettiva da considerare, ci dia
l’introvabile punto di vista a partire dal quale diventi
magari più facile capire il mondo.
Questo gruppo di artisti italiani, le loro opere che valicano,
in qualche caso per la prima volta, i confini nazionali, sono
l’espressione di un’arte giovane e dinamica, attenta alle
potenze ed alle resistenze della contemporaneità, ma al tempo
stesso felicemente incapace di accantonare una tradizione di
inventiva, capacità creativa, sensibilità percettiva che è un
vero e proprio abito mentale e pratico, un ordine di valori ed
attitudini e applicazioni, che nella molteplicità dei linguaggi
e delle tecniche, costituisce la vera essenza della differenza.
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