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Distanze...
di sicurezza dal
4 aprile
al 3 aprile 2008
Museo delle Auto della Polizia di Stato
Via dell'Arcadia 20
00147 Roma
A cura di
Antonietta Campilongo e Giuseppe Salerno
Artisti:
Manuela Alampi, Artisti Innocenti, Domenico
Asmone, Marina Baciocchi, Anna Maria Baratto, Paolo Bielli, Gianpaolo
Bonani, Sara Bonetti, Elena Bonuglia, Maria Cecilia Camozzi, Antonietta
Campilongo, Domenico Campisano, Maristella Campolunghi, Giuseppe
Canali, Alessio Casale, Antonella Catini, Anna Costantini, Giovanna Crescenzi, Alessandro D'Ercole, Paola de Santis, Fabrizio Del Monte,
Anna Del Vecchio, Viola Di Massimo, Fernando Falconi, Franco Ferrari, Lucilla Frangini Ballerini, Hugh Fulton, Marco
Gerbi, Valentina Gerini, Andrea Giorgi, Mario Giuliani, Pier Maurizio Greco, Susan
Kammerer, Gaspare Lombardi, Lughia, Stefania Maciocci, Ugo
Magnanti, Ferruccio Maierna, Gabriella Marchi, Gabriele Mazzara,
Laura Migotto, Consuelo Mura, Sante Muro, Milena Nicosia, Lara Pacilio, Nadia Perrotta, Simonetta Pizzarotti, Elettra
Porfiri, Eliana Prosperi, Fernando Rea, Rodolfo Roschini, Serafino
Rudari, Fiorella Saura, Piero Sensi, Franco Squadrelli, Giuseppe Tarantino, The Best
in Art, Gloria Tranchida, Roberto Carlos Umpierrez, Silvia Vari,
Daniela Viglioglia
Apparteniamo ad un
sistema che sempre più tutto seziona, analizza, classifica, e a
tutto si propone di offrire “giuste” risposte. Una società
nella quale siamo noi stessi, in ogni nostra specificità, ad
essere oggetto di continua attenzione. Variamente catalogati in
base a razza, sesso, costituzione, età e reddito, per noi si
aprono le porte ora di un recinto, ora di un altro. Ambiti in
cui siamo “indotti a comportamenti e consumi che variano a
seconda del ruolo, dell’ora, del giorno o della stagione della
nostra vita. Costrizioni queste proprie di ogni società
“civile”. Regole “asettiche” che talvolta non si
addicono ad esseri globali, complessi, in evoluzione senza fine.
Regole imposte, destinate a non esistere come tali soltanto in
una società formata da esseri sempre coscienti di sé e dei
propri comportamenti, massimamente rispettosi della propria e
dell’altrui libertà, capaci di autogestirsi con equilibrio in
una società dove la regola è interiore.
Una società chiaramente utopica, resa però ancor più lontana
dalla pressoché totale disattenzione che la collettività
presta all’essere umano nella sua interezza.
Disattenzione di fronte alla quale il pensiero nostalgico torna
a quei portafoto calamitati che mai mancavano un tempo sul
cruscotto metallico di ogni auto. “Non correre papà! Pensa a
noi!” Un messaggio che, in tempi in cui le poche donne alla
guida venivano considerate un pericolo, sapeva ricondurti a
responsabilità ampie senza lasciarti da solo nello spoglio
ruolo di “automobilista”.
Con “Distanze di Sicurezza” è il mondo dell’arte ad
essere interrogato sul tema specifico della sicurezza stradale.
La giusta distanza da chi ci precede, ma anche dall’alcool,
dalle droghe, dalle sigarette, dal telefonino, dalle musiche che
trasformano l’auto in una assordante discoteca, dai miti della
Formula Uno, sono tutte prese di distanza da ciò che
allontanandoci da noi stessi ci fa perdere la visione cosciente
della realtà che ci circonda, la sola di fronte alla quale
abbiamo il dovere di mantenere la nostra individualità a difesa
di noi stessi e degli altri.
Dimenticata la categoria “temporanea” di conducente gli
artisti riportano così la propria riflessione sull’individuo
tout court il quale, ora sulle proprie gambe ora su due o più
ruote, resta il solo ed unico titolare del sacrosanto diritto ad
una vita certamente in movimento, ma, prima d’ogni altra cosa,
a misura d’uomo.
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