Sante Muro Artwork - Pittore Ritrattista
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"Tutto quello che cerco
è l'infinito mondo
che si cela dietro
uno sguardo pensoso,
un sorriso accennato,
una ruga incipiente,
in fondo
l'eterna bellezza
di un viso.
"

Primo Piano

Ti Riciclo in Arte/In Arte Ti Riciclo

L'Artista Sante Muro
partecipa con il dittico
"Il Futuro - Nelle nostre mani"

Ti Riciclo in Arte/In Arte Ti Riciclo

dal 7 marzo al 30 aprile 2009

Palazzo Doria Pamphilj Museo Archeologico Valmontone
Piazza della Costituente
 00038 Valmontone (Roma

dal 15 marzo al 15 aprile 2008

Patrocinio: Città di Valmontone - Assessorato alle Politiche Culturali - Assessorato all'Ambiente
A cura di Antonietta Campilongo
Presentazione di Gianni Piacentini
Organizzazione della NEWORLDART - Idee e progetti per un mondo sostenibile


Artisti:
Artisti Innocenti, Marco Angelini, Simona Abruzzini, Roberto Angiolillo, Giancarlo Baraldo, Rosella Barretta, Gian Paolo Bonani, Sara Bonetti, Antonella Boscarini, Elena Bonuglia. Nello Bruno, Maria Cecilia Camozzi, Antonietta Campilongo, Silvia Castaldo, Cristina Castellani, Antonella Catini, Antonio Ceccarelli, Enzo Correnti, Anna Costantini, Arianna De Benedetti, Paola de Santis, Alfredo Di Bacco, Mario Di Carlo, Daniela Foschi, Elfriede Gaeng, Ambrogio Galbiati. Marco Gerbi, Pier Maurizio Greco, Rosella Lenci, Laura Leo, Gabriella Marchi, Stefano Marziali, Mariella Miceli, Consuelo Mura, Sante Muro, Giovanni Novi, Albino Palamara, Aldo Palma, Ilaria Pergolesi, Astrid Pesarino, Adolfo Picano, Simonetta Pizzarotti, Pommefritz Crew (Max Boschini & Mauro Manuini), Elettra Porfiri, Loredana Raciti, Marco Recchia, Grazia Ribaudo, Guido Ricci, Serafino Rudari, Fiorella Saura, Linda Schipani, Giuseppe Viglione, Zago, Zoro


IN ARTE TI RICICLO


Giunti con la presente alla quarta tappa del progetto espositivo sull’arte che ricicla materiali finalizzati all’opera, si potrebbe tentare un consuntivo dei lavori che si ritrovano oggi a Palazzo Doria Panphilj a Valmontone.


Nelle esposizioni ospitate nel 2008 prima alla Fonderia delle Arti di Roma, poi alla chiesa di San Francesco a Capranica, e di seguito alla sede londinese della galleria Candid Arts, si possono rintracciare delle linee fondamentali.


Nelle opere si tematizza il riciclo mirando a farne l’oggetto dell’opera. L’osservazione si concentra sul senso del consumo e sul pericolo avvertito nell’uso improprio e smodato di quelle stesse risorse del pianeta che vanno a compromettere non solo la sopravvivenza delle generazioni future ma anche della nostra.


Queste visioni si risolvono spesso in una paesaggistica espressamente caotica (con gran pullulare di plastiche ) e in immagini di una natura ormai desertificata. Tra astratto e figurale, i rifiuti vengono adottati per essere finalmente rimessi a fuoco e sperimentati in un campo d’azione dove si è guidati dalla concretezza dei materiali in una visibile e a volte allucinata araldica.


Non mancano immagini apologetiche e analisi per frammenti. Tutta l’apparentemente compiuta ciclicità naturale trova pericolosi ostacoli in una cultura industriale spesso colpevolmente silenziosa delle reali conseguenze delle sue scelte.


Altrimenti, nel caleidoscopio delle immagini e delle composizioni, i materiali e gli oggetti vengono direttamente prelevati giocando ironicamente con la componente decorativa e la manipolazione. Con atteggiamento pragmatico, alcuni artisti (che fanno in modo di sembrare ingenui) re-impiegano in arte ciò che è già stato usato evitando in tal modo di prelevare materiali nuovi. Si considera questa soluzione una forma di risparmio energetico grazie alla quale materiali inquinanti assumerebbero leggerezza e soavità lirica perdendo la loro carica apocalittica.


In alcuni lavori si intende forse salvare le tracce del vissuto privato, preservare gli scarti e assegnare loro un’emblematicità, una vita fissata, fino a proporre un positivo riscatto dei brandelli, una qualche riabilitazione del degrado.


La produzione artistica, anche la più germinativa o seriale, non si piega all’atteggiamento onnivoro del consumo. Prolifera, certo agisce capillarmente ma, sia pure non andando a piantare boschi come Beuys, decanta, purifica. Comunica all’umanità in cui confida.


Tutti gli artisti del pianeta per quante tele coprano di colore (pur con le innumerevoli prove e studi preliminari necessari per giungere a una singola opera riuscita) non partecipano al degrado della natura prodotto dall’umanità, perché ciò sarebbe direttamente corrispondente al degrado stesso dell’umanità.

Agli artisti si impone, pure in modo implicito, di lanciare dei segnali chiari. Di dissenso. Di spostamento o di spaesamento.

Panta rei, tutto gira, tutto è ciclico ma mai identico.

Al riciclo dei materiali siamo tutti obbligati in quanto uomini, ma gli artisti non desiderano il ricliclo delle loro opere. Gli artisti lavorano per proprio conto contro il riciclo. Sognano di resistere al tempo, pretendono di lasciare una traccia stabile.

La storia dello smembramento e la tarda ricomposizione della tavola del San Gerolamo di Leonardo, sottratta al suo destino di sgabello ed oggi ammirata nei Musei Vaticani, è, almeno per gli artisti, una consolazione

Eppure nella follia del consumare l’uomo è costretto sempre di più a fare i conti con un pianeta impoverito e degradato. Se vuole sopravvivere deve imparare a non sprecare, a progettare ogni oggetto in vista di una sua trasformazione in altro.

E perché l’artista dovrebbe illudersi di sfuggire a questo destino?

Si può davvero immaginare un'opera d’arte riciclabile?


Gianni Piacentini

 

 

 
 

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