|
Living
in a still life/ Cronache di un inquinamento… dal
14 febbraio
al 14 marzo 2009
Fonderia delle Arti
Via Assisi, 31
00181 Roma
A cura di
Antonietta Campilongo
Progetto di N E W O R L D ART
Idee e progetti per un mondo sostenibile
Presentazione: Pier Maurizio Greco
Artisti: Manuela
Alampi, Marco Angelini, Roberto Angiolillo, Mario Armocida,
Rosella Barretta, Gian Paolo Bonani, Sara Bonetti, Antonella
Boscarini, Nello Bruno, Maria Cecilia Camozzi, Antonietta
Campilongo, Stefano Cannone, Cristina Castellani, Antonella
Catini, Antonio Ceccarelli, Maurizio Cintioli, Anna Costantini,
Paola de Santis, Oronzo De stradis, Alfredo Di Bacco, Valentina
Fabi, Daniela Foschi, Francesco Gentile, Marco Gerbi, Paola
Giacon, Pier Maurizio Greco, Francesca Guarini, Rosella Lenci,
Laura Leo, Carmelo Leone, Antonella Macaluso, Caterina Maggia,
Loris Manasia, Gabriella Marchi, Maddalena Marinelli, Fulvio
Martini, Stefano Marziali, Serena Meggiorini, Mariella Miceli,
Simona Mostrato, Sante Muro, Giovanni Novi, Claudio Orlandi,
Aldo Palma,Valentina Parisi, Giuliano Pastori, Nadia Perrotta,
Astrid Pesarono, Adolfo Picano, Pommefritz Crew (Max Boschini
& Mauro Manuini), Elettra Porfidi, Loredana Raciti, Grazia
Ribaudo, Guido Ricci, Serafino Rudari,Graziano Russo, Fiorella
Saura, Linda Schipani
Living
in a still life è una collettiva d’arte contemporanea, a cura
di Antonietta Campilongo, allestita nei locali della Fonderia
delle Arti di Roma. Nell’accezione comune, still life è
sinonimo di natura morta e viene comunemente usato in pittura o
in fotografia per indicare la rappresentazione artistica di un
oggetto statico. Ma nel tema scelto, ovviamente, non c’è solo
questo. C’è un doppio binario e una doppia velocità. Da un
lato la riflessione sul tempo che scorre, con le inevitabili
trasformazioni, le tracce indelebili che lascia su corpi ed
oggetti e il continuo desiderio di fermarlo, di vincerlo.
Dall’altro, la sensazione di vivere in uno spazio sofferto, in
un ambiente naturale che va in panne, che respira a fatica e si
blocca, scivolando in una pericolosa “retromarcia”. E la
conseguente strenua difesa per la sopravvivenza.
Il tema dell’inarrestabile fuga del tempo e delle inevitabili
“conseguenze” è presente nell’arte ab antiquo.
Significativo, al riguardo, il mosaico pitagorico del cranio e
della farfalla rinvenuto a Pompei. E le “danze macabre”
medievali, con girotondi di scheletri, o i dipinti della serie
“Tre vivi e tre morti”, in cui giovani cavalieri incontrano
tre cadaveri “viventi” che li ammoniscono circa il loro
futuro destino. Straordinario e visionario il San Gerolamo di Dürer,
circondato dai simboli del sapere, ma con l’indice puntato su
un cranio, termine ultimo di ogni percorso umano. In seguito,
sul finire del ‘500, compare in Europa il genere della natura
morta, spesso legata ai temi della vanitas e della caducità.
Non più rappresentazione a margine della figura umana ma
soggetto protagonista di un nuovo modo di intendere l’arte e
in grado di veicolare con sapienza simboli e allegorie.
Caravaggio sosteneva che “vi è tanta manifattura nel fare un
quadro di fiori come nel farne uno di figure”, e lo dimostra
benissimo nella sua canestra di frutta, dove allo straordinario
realismo fotografico si accompagna un’intensa riflessione
sulla transitorietà della vita. Da qui in avanti la natura
morta ha sempre esercitato un’attrazione ambigua. Da un lato
il fascino e la ricercatezza di immagini vivide e realistiche,
dall’altro una forma di sensualità torbida e inquieta in cui
serpeggia il monito-messaggio. Anche un teschio tempestato di
diamanti ci ricorda con “evidenza” che, in fondo in fondo,
sotto la ricchezza sfavillante c’è sempre una fine certa.
E la natura intorno? Questo è il secondo punto. E’ più viva
o più morta? Di sicuro non gode di ottima salute.
L’alterazione dell’ambiente è evidente, con conseguenze
diffuse a molteplici livelli: inquinamento dell'aria, acqua,
suolo, chimico, acustico, elettromagnetico, luminoso, termico,
genetico, nucleare…
A prescindere dalle percentuali, è necessaria una netta
inversione di marcia, governi e lobbies economiche permettendo.
L’arte talvolta fa finta di non vedere, volgendosi alla
ricerca del sensazionale o scendendo nelle viscere del vizio.
Tra le sue infinite potenzialità, c’è ancora la forza di
gridare che qualcosa non va, e risvegliare coscienze ed energie.
A volte ci riesce come può, con i suoi mezzi, e rappresenta una
salvezza.
Living in a still life è un reportage; in bilico tra il potere
salvifico dell’arte, l’inevitabile fuga del tempo e il
tentativo di superarlo.
Pier Maurizio Greco
|
|